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Marocco

Oceano Atlantico

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MAROCCO

Il Marocco si trova nella Costa occidentale dell'Africa. Il clima è simile al mediterrano ma più secco, moderato sulla costa grazie all'influsso dell'Oceano Atlantico. E' una delle mete surfistiche preferite dai surfers europei, sia per la qualità delle onde, che per il relativo basso costo della vita. Migliore stagione: da ottobre a marzo.

Morocco is located at the North-West of Africa.
It is delimited in North by the Straits of Gibraltar and the Mediterranean, in the South by Mauritania, the East by Algeria and the West by the Atlantic Ocean. The Moroccan coast extends on 3500 km. Surface: 710. 850 km2.
Large figures of Morocco:

- 30 million inhabitants, of which 50% have less than 20 years and 70% less than 30 years
- 710 850 km2 of surface
- 2 900 km of Atlantic coast, 500 km of Mediterranean coasts
- 57 520 km of road network
- 3 million date palms
- 800 000 tons of oranges per annum
- More than 3 000 000 tourists each year
- With Agadir, Safi and Tan-Tan, Morocco has the first ports sardine boats      of the world.
- 1st world producer and 75% of the world phosphate reserves

Climate:
The climate dominating in Morocco is Mediterranean; moderated in the West and North by the Atlantic Ocean. At the interior, the climate is more continental with important variations of temperatures. The zone of the Atlas is wet, snowing up is frequent there. The South has a desert climate.
Climatology:
Morocco is a country of subtropical zone at the Western edge of the African continent. It undergoes in summer the conditions of the hot arid region, whereas it belongs in winter to the fresh and wet moderate field.
The climatological information recorded by the weather stations installed in Morocco is collected by the Management of National Meteorology.
Principal information collected is: the temperature, precipitations and insolation.
Temperature:
The temperature indicated is that taken, using a thermometer, under shelter with approximately two meters of the ground.
The absolute minimal temperature is lowest of the daily minimal temperatures (the daily temperature minimal being the lowest temperature which was observed between 6 p.m. the day before and 18 hours the day).
Precipitations:
They are measured 6 a.m. the day at 6 a.m. the following day by means of the pluviometer placed at 1,5 m with the top of the ground. A height of water of a millimetre is practically equivalent 1 liter from water per square meter.
The day of precipitation: is one day when the quantity of water of precipitation collected in the pluviometer corresponds to a height of at least 0,1 mm.
Insolation:
The duration of insolation, expressed in hours, is measured by means of a heliograph. Legal time in Morocco 0 a.m. east made up to 12 midnight as from midnight. It corresponds to the civil time of the meridian line of Greenwich.
History:
The settlement of Morocco is very old as testify some to innumerable prehistoric vestiges. Since, Phéniciens, Carthaginians, Byzantines, Romans, Vandales followed one another there, before the advent of the Arabs which dates from the 8th century.
Morocco as a State exists since year 788, when Idriss 1st was proclaimed king with Volubilis (by way of comparison, it will be necessary to wait 200 more years so that Hugues Capet is proclaimed king de France). Today, Morocco is a constitutional monarchy. The King Hassan II reached the Throne in 1961. Going down from the Prophet, he is also Commandeur of Believing, i.e. the religious chief of Morocco.
Deceased on July 23, 1999, his/her son the crown prince Sidi Mohamed succeeds to him under the title of Mohamed VI.


Marocco Info
Capitale: Rabat
Abitanti capitale: 1.293.000

In arabo Marocco, Maghreb-el-Aqsa, significa Estremo Occidente in quanto il Marocco si trova nella parte più occidentale del Nord Africa. Il Marocco confina a N con il Mar Mediterraneo, a O con l'Oceano Atlantico, a S con la Mauritania e a E con l'Algeria. Il litorale mediterraneo, lungo 450 km, è ricco di scogliere e baie mentre quello atlantico, lungo 1500 km, è in gran parte sabbioso e presenta la sola insenatura naturale rilevante di Agadir. Il Paese è caratterizzato da quattro grandi sistemi montuosi: il Rif, il Medio Atlante, l'Alto Atlante e l'Anti Atlante. Le montagne del Rif, verdi, tondeggianti e ricche d'acqua, corrono quasi parallele alla costa mediterranea e sono la prosecuzione africana della Sierra Nevada spagnola, con vette che arrivano fino ai 2456 m del Djebel Tiguin. I L'Alto Atlante occupa la zona meridionale del Paese: a sud-ovest si esaurisce prima della costa atlantica mentre a sud-est digrada verso il deserto. A sud della valle del Draa si estende il Sahara, regione desertica prevalentemente sassosa ma con la presenza di dune sabbiose.


APPUNTI DI VIAGGIO, SURFING MOROCCO

Surf spot più famosi:

Point immesouane
Onda adatta per ogni tipo di surfista, dal principiante al più esperto, tenendo conto però della dimensione della mareggiata. Fondale di sabbia, onda destra ottima per longboard con ultima sezione ripida e spesso tubante. Lunghezza dell’onda eccezionale, garantisce non meno di 250 metri di corsa. Lavora perfettamente con swell da N, NW e bassa marea e raggiunge facilmente più di 400 metri di lunghezza. Arrivati a Immessouane, prendete la strada asfaltata , dirigitevi sulla sinistra della baia, arrivate al villaggio di pescatori e troverete lo spot.

Cathadral
Point-break destro che lavora con mareggiate provenienti dai quadranti Nord e Ovest. E’ situato 200 metri a Nord di Point Immesouane. L’entrata in acqua si effettua costeggiando la scogliera dal lato destro della spiaggia seguendo il profilo della baia; dopo circa 60 metri vedrete che il profilo della baia rientra verso sinistra creando una sorta di laguna protetta dai set di onde e dalla corrente. Aspettate che finisca il set e remate in diagonale verso sinistra per circa 40 metri dopodiché remate nuovamente verso destra in direzione del picco. Preferibile con bassa marea.

Killer Point
Point destro che lavora con swell da Nord, Ovest e Est. L’onda raggiunge la sua perfezione a partire dai 2 metri di altezza e solo in questi casi le tre sezioni si uniscono dando vita ad una destra dalla lunghezza impressionante.L’entrata in acqua può essere effettuata da una spiaggia ben visibile dalla strada statale ma bisogna remare per più di 15 minuti per raggiungere il picco centrale. Vi si può accedere anche parcheggiando 300 metri più a nord, scendendo dalla scogliera e tuffandosi da una roccia , risparmiandovi cosi una bella fatica. Fate attenzione alle rocce nell’inside.

Boilers
Sulla strada statale tra Immesouane e Taghazout , è situato uno dei migliori point-break destri del Marocco. Dalla statale è ben visibile lo spot , noterete facilmente camper e auto di fronte ad esso. Richiede mareggiate da NW abbastanza consistenti, e lavora esclusivamente con bassa marea. Fate attenzione al grosso bollitore presente in acqua a ridosso di una roccia: è il punto migliore per accedere allo spot ma calcolate con attenzione i set di onde in arrivo. L’onda in questione è ripida e veloce, tuba facilmente e rompe su un fondale molto basso. Molto frequentato da locals marocchini.


SURF TRIP IN MAROCCO


Ne sentivo già il profumo, potevo sentire il rumore dell’acqua che frangeva sulla nuda roccia, battuta da secoli dalle onde, immaginavo le lunghe pareti di colore verde sulle quali saremmo scivolati via con le nostre tavole, in rispettoso silenzio, immaginavo il calore del sole che avrebbe picchiato duro sulle nostre teste, immaginavo un piccolo Paradiso, la quiete.

Ma tutta la mia fervida immaginazione non poteva bastare perché il Marocco è stato molto, molto di più... Partiamo da Fiumicino, con il nostro carico di bagagli e tavole, e la speranza che l’imballaggio accurato da noi preparato preservi i nostri longboard da qualche brutto avvenimento. Risultato ottimo, tutto fila liscio e il volo fino ad Agadir procede senza problemi, breve scalo a Casablanca ed eccoci qui, siamo arrivati in Marocco. Incontriamo quasi subito la nostra guida di surf, Daniel, e la sua ragazza Pedra. Da buon surfista, Daniel salta i convenevoli e ci dice subito ciò che ognuno di noi vorrebbe sentirsi dire appena sceso dall’aereo: “C’è una sweel ottima, le onde sono fantastiche!”. Carichiamo tutto sul suo Land Rover e partiamo per il camp, che dista solo 70 km. Dopo circa un’ora di viaggio tra salite e curve a strapiombo e strade strette e senza guard-rail (terrore puro), Daniel abbandona la strada asfaltata e inizia una Parigi-Dakar tutta sua, su strade (??) buie, sconnesse, piene di alberi e sassi, con una disinvoltura ed una velocità che ci manda in crisi respiratoria per più di mezz’ora. Arrivati al surf-camp, spenge il motore, si volta verso di noi e dice con un sorrisetto beffardo: “Benvenuti in Marocco!!!”. Andiamo subito a dormire, anche perchè sono le tre di notte e, sia la stanchezza, sia il conciliante rumore dell’oceano, ci spingono subito ad un meritato riposo.

La mattina, grazie anche alla luce del giorno, riusciamo a vedere tutto quello che ci circonda, ma non abbiamo neanche il tempo di realizzare che Daniel ci porta subito sulla parte più alta del camp per farci vedere dall’alto gli spot che surferemo durante la giornata; quindi, colazione abbondante e via, muta e tavola al seguito e siamo già in acqua, spot Cathadral. La swell è consistente è Daniel ci spiega subito tutti i segreti dello spot che stiamo surfando, ma ogni tanto vengo distratto dal rumore che l’onda produce quando frange sulla roccia estrema del point-break, prima di trasformarsi in una destra lunga e consistente. I set sono regolari sui 2 metri o poco più, ma con set improvvisi oltre i tre metri che ci obbligano costantemente a non perdere di vista l’orizzonte. E così, tra un’onda ed un’altra, passano le prime due ore di surf marocchine, tra un hang-five ed un cut-back o solamente ‘una passeggiata’ su e giù su queste magnifiche onde. Ma, tanto per svegliarci dai nostri sogni liquidi, il Marocco decide che è arrivata l’ora di mostrare tutta la sua potenza e, con il consolidarsi della bassa marea, iniziano a fare capolino le prime serie infernali. Il risultato è che, dopo aver surfato qualche bella ‘bomba’, l’Atlantico chiede in cambio il mio leash e invita il sottoscritto e relativo longboard a fare visita allo spot accanto. E, mentre cambiamo spot, passiamo attraverso il mercato del pesce di Point Immesouane, accompagnati da tanti sguardi incuriositi, forse, dalle nostre tavole: si vende di tutto, dai granchi enormi, a grandi quantità di polpi, orate, dentici ecc. Intorno alla piazza ci sono piccoli locali all’aperto, in cui è possibile gustare zuppe alle verdure, fritture di pesce e polpette di patate, il tutto consumato in mezzo alla strada. Il secondo spot è appunto Point Immesouane. Ora, non posso non soffermarmi un momento anche su questo spot che, secondo me, è uno degli spot per longboarders (regular!!!) più belli che ho visto nella mia vita. A ridosso di un porticciolo, entrano, soprattutto con grandi swell, delle barre perfette che frangono per più di 300/400 metri.

L’onda è una destra obbligatoria lunghissima, composta da tre sezioni senza fine, l’ultima a volte tubante, perfetta per ogni tipo di manovra classica e non, ottima quindi per il long ma, quando supera il metro e mezzo, anche per lo short. Lavora perfettamente con il cambio dall’alta alla bassa marea e ed anche con bassa marea. La cosa stupefacente, oltre alla qualità dell’onda, è che dall’acqua, puoi solamente vedere le onde e la grande parete rocciosa a forma di mezzaluna che circonda la baia: il risultato è quello di percepire la sensazione di sentirsi al di fuori del mondo, in una specie di piscina naturale dove arrivano solo onde perfette. Inoltre, quando si è stanchi di remare per ritornare sulla line-up, si può tranquillamente ritornare con la tavola sotto braccio scambiando due parole con altri surfisti. Al ritorno dallo spot, ci fermiamo in un mercatino locale di scarpe (credo di non averne mai viste così tante), in cui uno zelante calzolaio del luogo si presta nel ripararmi la fibbia di un sandalo ( tra l’altro per me ormai da buttare). Un folto gruppo di piccoli spettatori incuriositi osserva la riparazione, fino ad esplodere in un standing-ovation per la riuscita dell’impresa. Il giorno dopo Daniel decide di portarci a sud e precisamente a Dracula’s, ma la marea non è ancora quella giusta per entrare in acqua (ovviamente tuffandoci dagli scogli) e, quindi, ne approfittiamo per una ulteriore colazione a base di banane e biscotti. Quindi facciamo una capatina a Boilers (spot-name derivante dal grosso bollitore per navi mercantili presente a pochi metri dal punto del take-off) e subito quello che vediamo ci fa esitare un momento prima di entrare in acqua. La marea è ancora alta e rende lo spot leggermente più easy perché le onde sono più o meno sui 2 metri. Ma Daniel ci avverte che tra breve lo scenario cambièrà. Infatti, dopo circa un’oretta e mezza, con la bassa marea, l’onda che prima sembrava stentasse a rompere lascia il posto ad una destra perfetta, dal lip tagliente, ripida, potente e veloce: avevamo deciso di lasciare i long nelle sacche ed utilizzare tavole molto più corte e scopriamo subito che è stata una saggia decisione. L’onda in questione spinge molto e succhia acqua dal fondo, la seconda sezione tuba e, dopo aver preso, la prima onda capisco che bisogna stare attenti a non fare stupidaggini e spesso qualche set irregolare costringe noi poveri surfisti a delle micro-gare di paddling per evitare di essere travolti. In acqua c’è ‘un marziano’ che conosce quest’onda alla perfezione, che disegna la parete verde di Boilers a suo gusto e piacimento, distrugge il lip e s’intuba come se fosse per lui un dovere: è Daniel, è incredibile vederlo surfare queste onde così potenti con una naturalezza che fa sembrare tutto molto semplice. Non a caso la settimana prima surfava ‘bombe’ di oltre 4 metri insieme al suo amico Shane Dorian a Dracula’s... Io ed Alex, dal canto nostro, facciamo la nostra parte, selezionando inizialmente le più piccole, o forse sarebbe meglio dire le meno grandi, cercando di vendere cara la pelle e domare queste 7.2 al posto dei classici 9.6 single-fin.

A pranzo, siamo ospiti di una famiglia del luogo che ci offre un lauto pasto con estrema cortesia e semplicità, e siamo costretti, e contemporaneamente felici, di mangiare, come loro abitudine, con le mani in un unico piatto. Il pranzo si conclude con un buon thè alla menta, con tanto di formica galleggiante che tenta di non affogare nel mio bicchiere (ma mi sembrava troppo scortese rifiutare l’ospitalità di questa gente semplice). In quest’occasione abbiamo anche appreso i segreti della produzione di un olio molto particolare che è, in parte, una delle fonti di sostentamento più diffuse in queste zone. Nel pomeriggio facciamo ritorno a quello che ormai, io ed Ale abbiamo battezzato il nostro home-spot marocchino: Point Immesouane, l’onda delle meraviglie. Un altro paio d’orette, quanto basta per non riuscire neanche a tenere la forchetta tra le mani a cena… La mattina seguente Daniel ci sveglia alle 7 dicendoci che l’intensità della swell sta iniziando a calare, quindi tutti sul fuoristrada e, in poco meno di 20 minuti, giungiamo a Killer-Point. Effettivamente le onde sono più piccole ma molto buone e quindi tutti in acqua, ma non prima di aver affrontato una discesa ripida, quanto antipatica, per accedere allo spot: il sogno di ogni longboarder… La session si rivela comunque abbastanza impegnativa e le onde hanno una forma pressoché perfetta, se non fosse per il fatto che le serie si presentano con minore frequenza rispetto agli altri giorni. Abbiamo surfato lo spot con onde sul metro e mezzo, in totale assenza di altri surfisti, ma l’unico inconveniente è stato quello di entrare ed uscire dall’acqua, dal momento che era necessario tuffarsi da una roccia e, quindi, la risalita con il longboard richiedeva attenzione. Questo perché l’onda è molto lunga e nei punti in cui la misura è sotto i 3 metri, le varie sezioni non si collegano, perciò sembra che vi siano tre spot l’uno attaccato all’altro. Noi, per scelta, abbiamo preferito la via più tortuosa, ma la giusta ricompensa l’abbiamo avuta dividendoci le onde in 4: 3 ore di pieno surf.

Nei giorni seguenti Daniel ci porta in alcuni secret di sua conoscenza e del quale ci ha pregato di non fornire i dettagli: basti sapere che, per tre giorni consecutivi, ci siamo ubriacati di onde, in perfetta solitudine, in località in cui, per accedervi, Daniel ha dovuto mettere a dura prova il suo fuoristrada. Gli unici locals che abbiamo incontrato sono stati cammelli e serpenti!!! Infatti, in Marocco, se volete giocare con qualche piccolo scorpione, vi basterà alzare il masso più vicino a voi. L’ultimo giorno del viaggio lo passiamo interamente ad Immesouane, ma purtroppo la direzione della mareggiata non fa lavorare il Point da noi tanto amato ma solo Cathadral, che oggi rompe sinistro dal centro della baia. Le onde non sono regolarissime ma è la nostra ultima volta e non possiamo non entrare. In acqua, facciamo la conoscenza di un tipo spagnolo e ci mettiamo a parlare del più e del meno, finchè il discorso va a finire sulla strage da poco avvenuta a Madrid. Solo in quel momento (dopo 8 giorni) mi sono reso conto del fatto che, senza elettricità, radio e tv, ero totalmente (purtroppo) tagliato fuori dal mondo, ma (per fortuna) avevo anche completamente dimenticato i ritmi che avevo potuto lasciarmi alle spalle: il caos, il traffico, la follia umana per otto giorni sono sparite, dissolte nel nulla, sostituite dalla bellezza e dalla pace che questo posto così semplice e spoglio ci ha offerto. Ma non facciamo neanche in tempo a continuare il discorso che un nuovo set si avvicina; una breve remata, parto e scivolo giù nel cavo dell’onda: adesso non c’è più nulla nella mia mente, tutto è automatico, istintivo e non c’è spazio per tutto il resto, solo io e l’oceano, in perfetta armonia. Alla fine della giornata usciamo dall’acqua, distrutti, ci godiamo lo spettacolo che il sole ci offre prima di andarsi a nascondere dietro la linea dell’orizzonte, e già penso che dovrò aspettare qualche tempo prima di ritornare a cavalcare queste onde.

L’ultima immagine del viaggio in Marocco è un quadretto di pace e relax: un’amaca, il cielo, le stelle più grandi di sempre e talmente vicine che mi sembrava di poterle toccare. La vacanza è finita e già sale la malinconia, ci toccherà imballare le tavole e salire sull’aereo. Sto già sperando in una bella perturbazione italiana, così come ogni volta m’illudo di vedere le onde prima di atterrare all’aeroporto di Fiumicino. Il mio cervello è nuovamente sintonizzato sugli interrogativi di sempre: è entrato il vento buono? Ci sarà onda domani mattina? E in tutto questo groviglio di pensieri, che uniscono ricordi dei giorni passati e aspettative di questi futuri, mi viene in mente un passo del poeta austriaco Erich Fried che dice: “ricordare è forse il modo più tormentoso di dimenticare e forse il modo più gradevole di lenire questo momento”.


Agadir SURF AREA:


Capital of the south and first fishing port of Morocco, Agadir owes its current fame with its extraordinary beach of more than 6 km of fine and gilded sand, and at its 300 days of sun per annum. Its ultramodern international airport makes of it an accessible site all over the world whole.
Rebuilt far from the zones at the risks, with antiseismic processes, Agadir is an accessible white city, flowered of putting back gardens, where rise sculptural and monumental buildings as the Kasbah which still testifies to the glorious past of the city. Other buildings make the fame of the city in particular the fishing port regarded as the 1st exporting Sardine port in Morocco and the museum of traditional art and of the Berber traditions of the South. The many restaurants on the cornice at the sea front make it possible to taste menus varied in a musical environment with splendid sights on the beach. Other share, the climate of the city in is another asset: the winter is fresh and wet with a temperature of 25°C for this period! The summer is fresher there also and the temperature furrows between 25°C and 30°C. Also the surroundings of the city are stages for the discovery of the history and the Berber traditions, in particular in Tiznit, Taroudant and Tafraout. As a whole, these assets allow the being city placed at the first rank of the balneal places of interest of Morocco where it is possible to practise tennis, golf, veil, horsemanship, to test itself with the water skiing, the diving, fishing with the large... fresh fish délecter, of typical dishes of the best Maghrebian gastronomy...
History
:
Modest village of the fishermen, Agadir means "attic strengthened" into Berber. The history of the city really begins in XVIe century when the Portuguese settled in Agadir. They built with the foot of the mountainous spur dominating the bay, a fortress which became the Fonti district later, to which they gave the name of Santa Cruz of the Cape de Ghir. This fortress was a maritime stage of the Portuguese going to India. Mohamed Ech Sheik, founder of the Saâdienne dynasty, released the city in 1541 after a six month old seat. Thirty years later, his/her son, built the Kasbah which still dominates the ocean in order to avoid the return of the Portuguese.
At the XVIIe century, Agadir (Holy Cross or Santa Cruz de Mar Pequeña or Santa Cruz de Beibeira) was a large port where cloth and the corn Europeans were exchanged against the gold of Sudan or Guinea and the sugar of Souss. Traders French, Dutch, Danish, English, Portuguese and Spanish did not cease sy disputing the influence, because the port had become the outlet of Sudan.
Agadir is located in the flat rich person of Souss which has an enormous potential in agriculture. This made it possible to the Saadiens sultans to ensure the golden age of Agadir until the XVIIe century. The city was known by the export of dates, waxes, spices and gold.
At the XVIIIème century, the dynasty alaouite arrived at the capacity of Morocco seizes the city, and to punish the rebellious inhabitants of the area, the sultan Mohammed Ben Abdallah decides to close the port and to transfer all the maritime activities towards Essaouira.
In 1911, the emperor Guillaume II, king of Prussia, sends a cruiser in the roads of Agadir, where it tries to install a naval base. France is opposed and proposed a consensus concerning the German rights. After heavy diplomatic talks. France gives up a part of Congo in favour of Germany which will not express any more interest imperialist on Morocco.
In 1930, Agadir became one of the stages of the airmail. Saint-Exupéry and Mermoz made the stop there before they undertake the crossing of the Atlantic.
February 29, 1960, little before midnight, a seism strikes the city and fifteen seconds have is enough to bury 15 000 hearts. It was the most atrocious catastrophe of the history of the small city. After this drama the reconstitution of the city starts, the most famous architects contributed to make city one of most modern of Morocco. Agadir occupies an ideal situation at the edge of a long sand beach of more than 10 kilometers. The city is the principal fishing port of Morocco and an old Roman city dominated by a Portuguese citadel going back to 1540. However, the city was quasi completely destroyed by two earthquakes and a tidal wave in 1960. After this catastrophe, the Moroccan government taken the decision to rebuild the city completely and to make of Agadir the principal seaside resort of Morocco. The city was planned and built according to last standards' of contemporary town planning and Agadir offers today a modern aspect and tourist installations which include/understand several hotels of luxury and course of golf.

Taghzaout:
Taghazout/Agadir
The charming village of fisherman of Taghazout is with some kilometers in the north of Agadir and easily accessible in taxi or the bus. Although for several year already the village has been to transform into winter retirement of hippies and more recently of surfers, Taghazout has to keep its traditional life style, where the fishermen repairing their nets on the beach live in harmony with the tourists listening to the music of Bob Marley in one of the guinguettes à.la.mode. The village is a maze of narrow streets bordered of houses limed with their doors with the colors sharp and reasons alambiqués.

Climate
Thanks to the protection of the Cape Ghir and surrounding mountains, the area enjoys a soft climate with nearly 300 days of sunning at the year! The winter Temperature seldom goes down below 22 C during the day, and that of water is maintained in the neighbourhoods of 18 C.

 

Barbados1


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