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Panama

Oceano Pacifico

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Panama

REPUBBLICA DI PANAMA

Il Panamá è uno stato (78.200 km?, 2.845.647 abitanti, capitale Panamá) dell'America centrale, situato nella parte più stretta della regione istmica .
Confina a
• nord: Mar delle Antille
• est: Colombia
• sud: Oceano Pacifico
• ovest: Costa Rica.
Il Panamá è una repubblica presidenziale. La lingua ufficiale è quella spagnola; parlato anche il chibcha, diffuso l'inglese.

Popolazione
Densità: 37 per km?

Etnie
La popolazione è formata da mestizo (60%), bianchi (14%), neri (12%), amerindi (8%), asiatici (4%), altri (2%).

Religione
Cattolica (80%), evangelica (15%), altri (5%)

Clima
Il clima è spiccatamente equatoriale, con caldo umido e precipitazioni abbondanti (2.500 mm annui), soprattutto sul versante caraibico, influenzato dagli alisei di nord-est.
Si hanno comunque sensibili differenze di regime termico in funzione dell'altitudine e di piovosità in rapporto all'esposizione agli alisei e alla zona di convergenza intertropicale per il versante pacifico.
Il versante caraibico è costantemente piovoso (2.500-3.600 mm annui), mentre la regione pacifica è meno piovosa (1.400-2.000 mm annui, nelle zone più riparate anche meno) nel settore centro occidentale per poi gradualmente aumentare le precipitazioni nel settore più orientale dove, nell'area di confine tra il Darien e il Chocò colombiano, possono superare i 4.000 mm. Possono essere distinte due stagioni: una secca da gennaio ad aprile, una piovosa da maggio a dicembre (le differenze stagionali sono meno sensibili nell'area caraibica). L'influenza altimetrica è notevole e permette di distinguere le tipiche fasce climatiche andine:
• tierras calientes (fino a 600-700 m), con temperature medie superiori a 22°C
• tierras templadas (700-1.500 m), con temperature tra i 18°C e i 22°C
• tierras frías (oltre i 1.500 m), con temperature medie inferiori a 18°C

APPUNTI DI VIAGGIO, SURF PANAMA

Il viaggio inizia più che bene: all’aeroporto di Madrid un ragazzo italiano nato e residente a Managua, mi invita in Nicaragua per il prossimo surf trip, accetto volentieri! Dopo 22 ore dalla partenza, inclusa una tappa a Miami con perquisizione tipo talebana, arrivo a Panama City; sono le 4 del mattino, nell’attesa che si faccia giorno dormo (si fa per dire) in una specie di cabina del telefono. Alle 5,30 lo stridere di uno stormo di uccellacci neri mi fa decidere ad avviarmi verso il terminal dei bus, destinazione Oceano Pacifico (El Palmar, San Carlos).
Due ore di strada, sottofondo “salsa e merengue”, aria condizionata e solo 2 dollari di spesa: eccomi arrivata, fresca come una rosa, al Coconut Surf Camp. Sono l’unica ospite, dopo l’11 settembre le disdette sono state parecchie. E’ domenica e lo spot sotto casa è super affollato di locals. Il fondale è sabbioso, bassa marea, onde medie perfetto per una schiappa come me. Dalle 4 del pomeriggio la marea sale e la potenza delle onde mi schiaccia sulla battigia, meglio uscire e fare qualche foto. Mentre cerco di tornare al camp non mi accorgo che il percorso che ho fatto all’andata è quasi tutto sommerso dall’acqua, penso di fare in tempo a passare rasente un muro, tra un’onda e l’altra, ma vengo acchiappata!! …e io furba avevo la borsa coi soldi e la macchina fotografica !!! Me la cavo con un livido su un piede e qualche dollaro da stendere ad asciugare. 17/12 E’ lunedì, sono praticamente sola, non ci sono turisti e i locals sono al lavoro. Squid, il figlio dei proprietari del camp, mi presta un 9’ e mi porta in giro per i più famosi spot della zona. Due giorni di onde di El Palmar in testa per ora bastano, cambio località: sempre Oceano Pacifico ma più a Nord, vado a Santa Catalina. 18/12 1° bus direzione Santiago: pulitissimo, TV ed aria condizionata. 2° bus per Sonà: più piccolo ma sempre confortevole, c’è un passeggero con una gallina… vabbè; 3° bus per Santa Catalina: è un furgoncino pieno zeppo di Indios con migliaia di figli, mi ritrovo con una bimba in braccio, la signora al mio fianco è scalza e sta allattando un neonato ricoperto di punture di insetti, un bimbo vomita … aiuto ! Si mette a piovere, il mio zaino è sul tetto, ma la cosa peggiore è che questa famosa Santa Catalina non arriva mai, sono più di 2 ore che siamo in mezzo alla giungla, le strade asfaltate ormai sono un ricordo; mi sorge un dubbio: forse esistono 2 Santa Catalina e io sto andando in quella in montagna!! NO, finalmente ci siamo, comincio a vedere insegne di Surf Camp, auto con tavole da surf, il MARE! Prendo una cabana direttamente sul mare da Rolo (famoso surfista della zona). Ho una fame che muoio, davanti ad un bel piatto di gamberetti e riso conosco praticamente tutti gli abitanti ed i turisti presenti a Santa Catalina in questi giorni: 2 argentini, 2 tedeschi, 6 americani, 2 francesi di Biarritz e poi Tito e Sammy che gestiscono due dei Surf Camp e Vianka che sta per aprire un surf shop.

Non potevano mancare gli italiani: Davide e suo padre si sono trasferiti qui da Roma 2 anni fa; hanno aperto un bellissimo surf camp sulla spiaggia di Estero, proprio a fianco del famoso Punta Brava Point Break; immerso in un parco di palme e altre piante tropicali, il nome “Oasis” non è un caso. Poi ci sono Alessandro e Paola di Sestri Levante che hanno aperto il “Jamming”, perfetto ritrovo per un dopo surf serale davanti ad una pizza ed una birra. 19/12 Oggi il cielo è coperto, c’è una pioggerellina noiosa, fino alle 16,00/17,00 c’è bassa marea, mi dondolo sull’amaca del Punta Brava e gioco con Pullosa (una cagnetta pulciosa). Tito mi parla dei “suoi” spot panamensi, gli israeliani ci raccontano di come vivono il surf e di quanto sono care le tavole nel loro paese, poi si buttano in mare. Qui il fondale è roccioso e anche con l’alta marea i massi affiorano, mi sa che non mi butto. Se mi faccio male poi chi mi consola ? Brava, brava, ho fatto la pigra e mi sono persa Tom Curren. Sì, era proprio in mare al Front Point Break, che sfiga! 20/12 Finalmente splende il sole!

Fra le 10 tavole di Tito scelgo uno stringer fish 7.6” e mi avvio sola soletta all’Estero Beach Break, 20 minuti via terra, 10 minuti via spiaggia camminando sugli scogli. In acqua sono completamente sola, meglio, così nessuno ride. Posso cadere quanto voglio. Invece sono “bravina”, riesco a stare in piedi più di quei soliti 4/5 secondi… Dopo circa un’oretta comincia il diluvio universale; in un primo momento la gioia: “sola, in mezzo all’Oceano Pacifico, il tramonto, la pioggia sul viso...” Passano 5 minuti ed arrivano i tuoni e di lampi.. mmm.. pensiero ovvio: “quale modo migliore per morire?!” Esco dall’acqua e non capisco più un fico, la spiaggia non c’è più. Il letto del fiume che avevo attraversato, ora è un fiume in piena; con la tavola in testa cerco quella specie di sentiero che avevo fatto il giorno prima per andare da “Oasis”; eccolo! Ma non ricordavo ci fossero tutti sti sassolini appuntiti, naturalmente sono scalza. Ci mancavano i bimbi indios che mi guardano dal patio delle loro capanne e ridono! A parte tutti gli inconvenienti, è stato fantastico, ho il sorriso stampato sul viso! 21/12 ore 7,30, in questo paesino ci sono più galli che abitanti. Ma poi non dovrebbero cantare solo quando sorge il sole? Perché vanno avanti per più di 2 ore? Uffa. Piove di nuovo, in mezzo minuto faccio lo zaino e decido di andare sull’Oceano Atlantico, nell’arcipelago di Bocas del Toro! Ci vorrà un sacco di tempo, devo attraversare anche la Sierra! L’autobus da Santa Catalina a Sonà parte tutte le mattine alle 8,30.

Ore 12,00 eccomi a Santiago, il miraggio: Mc Donald’s ed un internet point. Leggo la posta: quello stronzo non mi ha scritto. Ma chi se ne frega, io sono a Panama e lui è in Italia a morire di freddo! Incontro Zuleika, conosciuta a Santa Catalina; gentilissima mi invita a cena da sua mamma ma prima mi accompagna nell’unico surf shop della zona; ad un certo punto mi sento chiamare e mi domando “Chi cavolo conosco ancora a Santiago?” .. è Davide, il surfista romano che si è trasferito a Santa Catalina… beviamo qualcosa e andiamo in giro per locali. Ore 02,00 prendo l’autobus per Chiriqui Grande. 22/12 ore 8,00 dopo essere stata 6 ore in una cella frigorifera (la manopola dell’aria condizionata del bus forse si è rotta a –30° c !!) prendo un motoscafo pubblico per l’isola di Bocas del Toro Il surf camp di Playa Bluff dista 2 ore a piedi dal paese, mi suggeriscono di attendere il proprietario, che prima o poi passerà di lì… sole cocente e zaino che pesa un quintale: sì, è meglio aspettarlo qui. Passo la mattinata a cercare un pick up Toyota rosso con le portiere in legno, alla fine scopro che mi hanno dato delle informazioni sbagliate e che quel surf camp non è ancora agibile !!! Tutti gli spot sono fuori paese, trovo da dormire al Camping Refugio di Kinga e Claudia, una ragazza di Roma che 3 anni fa ha sposato un surfista locale. Il posto è bellissimo, direttamente sul beach break di Playa Bluff, immerso in una foresta tropicale con tutte le attrezzature necessarie alla sopravvivenza, noleggiano tende e sacchi a pelo e in più lei fa delle buonissime crepes! Mi butto subito in mare, le onde sono potenti e tubanti ma rompono proprio a riva, è uno spot famoso per spezzare le tavole, e a me ha spezzato anche le ossa!!!
Qui nessuno usa il leash, diciamo che è il paradiso dei Body Boarders. 23/12 Mi trasferisco in paese perché al camping c’è solo una coppia di fidanzati Neo Zelandesi: biondi, belli, innamorati e tutti e due bravissimi sulla tavola; viaggeranno per 1 anno in tutto il Sud America…mi danno troppo ai nervi !!!! Ecco, ho trovato quello che cercavo: Mondo Taitu, è una casetta di legno arredata in nome del mare e del surf, circa 12 camere più delle aree in comune, con tavoli, cucina e frigorifero, amache, bacheca con Surf Info, buona musica e gente cool ! Il proprietario, Juan, è venezuelano, surfista, shaper, fa tatoo e piercing e con una piccola barchetta organizza surf trip direttamente sugli spot.Metto giù lo zaino e scrocco subito un passaggio da Victor, autista ufficiale dei surfisti che per 2 dollari circa ti porta agli spot, stavolta si va a Punch. Dopo uno dei soliti acquazzoni pomeridiani il tramonto è spettacolare, le onde sono regolari, i 4 surfisti americani faticano ad entrare in acqua senza calzari, il reef non è tagliente ma molto appuntito e in più ci sono i ricci ! Serata a base di salsa e merengue, lezioni gentilmente offerte dai surfisti venezuelani (fa un po’ strano…). 24/12 Riunito un gruppetto di europei, prendiamo una lancia per l’isola di Batimentos. Se va a surfear a Playa Primera! Per arrivarci bisogna attraversare a piedi la “foresta amazzonica”, ma noi non ci scoraggiamo. Meno male che non mi hanno prestato un mini malibù, ho sotto al braccio un gun 7.1 bello leggero .

Dopo più di 45 minuti a piedi scalzi nel fango fino alle caviglie, alternato a raduni di formiche rosse giganti e a prati che sembrano morbidi ma nascondono degli antipaticissimi fiorellini pungenti, arriviamo on the beach. Per alleviare il prurito causato dai mosquitos ci buttiamo in acqua di corsa; il brutto è che bisognerà anche tornare indietro e rifare il percorso “Survivor”. Il paesaggio spettacolare meritava tanta fatica. Io e le altre due prode surfiste (una newyorkese ed una londinese) ce la spassiamo in uno dei tanti picchi, il posto è quasi deserto, in lontananza dei locals surfano il picco più al largo, l’acqua è calda e cristallina. Conclusioni di fine giornata: apprendo che la mia crema non è water resistant, ho ustioni di primo grado su chiappe e polpacci; la schiena è salva grazie alla lycra ma in compenso ho il segno da camionsita… Cenone della vigilia di Natale al Mondo Taitu, ricevo i complimenti per una schifosissima pasta col tonno e le olive, ovviamente sono tutti stranieri !! 25/12 Ma la stagione delle piogge non era finita? Un bel diluvio al giorno non ce lo toglie nessuno, e in più io ho la febbre. Giornata di merda, vaboh, dormo. Di dormire non se ne parla, questo è il paradiso dei volatili, sanno fare tutti i tipi di suoneri dei cellulari e i più bravi fanno anche il rumore del fax !!! 26/12 Decido di rimanere qui fino alla fine della vacanza: l’arcipelago di Bocas del Toro offre tutto quello di cui ho bisogno: diversi surf spots, pensione economica, pochi turisti .. ma buoni, un paio di localini carini incluso un pub col biliardo!

Seguono giorni di sole ed onde e un surftrip sull’isola di Carenero … in conclusione Punch è lo spot che è lavora di più. è attivo con qualsiasi situazione metereologica, onde sono sempre regolari, per un minimo di 4/5 piedi, ma in mancanza d’onde il reef caraibico è l’ideale per fare snorkeling. 30/12 è ora di ributtare i vestiti nello zaino. Basta con gli autobus-firgorifero, prendo un mini aereo (15 posti) per Panama City. Faccio amicizia con 3 americani, Eliza ed io scegliamo un hotel super economico in centro città, poco distante dalla zona vecchia (Casco Viejo), poco raccomandata durante le ore notturne… non che il nostro hotel sia molto raccomandabile, è uno di quelli aperto 24 ore su 24 (sì proprio per quel motivo lì). Abbiamo una vasta scelta di camere: da 12, 15 o 20 dollari, ovviamente prendiamo la meno cara (tanto chissà che differenza c’è). Corriamo in centro a fare un po’ di meritato shopping, si trova di tutto per pochi dollari ! Ero in astinenza negozi. Ormai sono giunta alla fine del viaggio, la nebbia e il lavoro mi aspettano.Sono positivamente colpita dalla disponibilità e dalla gentilezza dei panamensi. Viaggiare da sola è come viaggiare con centinaia di persone provenienti da tutte le parti del mondo, mi sono rimasti in mente tanti volti e tanti ricordi.

 

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